pietro d'agostino

Phōs
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Phōs

I metalli, sono da sempre presenti nei percorsi espressivi e simbolici dell’umanità. Materia plasmabile, efficace strumento di comunicazione e modalità significativa di appartenenza al proprio humus culturale e spirituale. Altrettanto potente è l’azione della luce nel far del mondo, la visione o meno di ciò che ci circonda.

All’interno di questi processi cognitivi si inserisce l’idea insita in phōs(*), delineando una nuova coordinata in alcune attività simboliche ed espressive. Quest’ultima prospetta e suggerisce una diversa prassi ricettiva dovuta all’azione della luce che, attraversando la materia, deposita sulla superfice fotosensibile della cartafoto da viaggio le informazioni in essa contenute, provocando l’apparire di forme che solo all’interno di questa prassi possiamo osservare. Da questa forma apparsa sulla cartafoto, attraverso la realizzazione di un file digitale, un prototipo in CAD e l’ausilio di una stampante 3D, si avvia la lavorazione di uno stampo a cera persa e la successiva colatura del metallo fuso in essa. Ora possiamo visualizzare e avere tra le nostre mani un oggetto, un gioiello in questo caso, che da pura apparizione si manifesta in solida materia.

Quindi, l’attenzione e l’intenzione si sposta dalla fattura di un oggetto, originato e realizzato attraverso il nostro umano e creativo punto di vista sul mondo, ad una altrettanta e concreta realizzazione di un oggetto la cui forma è dovuta alle possibili relazioni della materia che ci circonda, attraversata dalla luce e certificata dalla sensibilità a quest’ultima della cartafoto. Rimaniamo spettatori sorpresi di questa parziale esclusione dal processo immaginativo e produttivo, ma altrettanto affascinati dalle possibilità insite in questa diversa modalità di generazione delle forme.

In questi accadimenti la materia, il metallo, non vengono rappresentati da un’idea, trasformata poi in una forma precostituita. Si presentano invece per quello che sono: pura e semplice manifestazione di luce e ombra.

(*) Il termine greco phŌs, originariamente, non indica soltanto la luce come mezzo per vedere, ma anche la luce che emana possibilità di esperienze conoscitive tramite la ricerca e la sperimentazione.