pietro d'agostino

Atto senza attori
Atto senza attori
Atto senza attori
Atto senza attori
Atto senza attori
Atto senza attori
Atto senza attori
Atto senza attori
Atto senza attori
Atto senza attori
Atto senza attori
Atto senza attori
Atto senza attori
Atto senza attori

Atto senza attori

Pietro D’Agostino - Marco Giovenale

(Roma, Rialtosantambrogio / Scatole sonore, 5 marzo 2009)

Da segno a segno, dal segno grafico/asemantico al segno luminoso nuovamente semantico (o diversamente asemantico), e viceversa, ciò che ci proponiamo di sperimentare con questa azione collettiva, con questa installazione=performance, è la perdita della fissità, o del fissarsi del segno pre-definito.

Normalmente e per abito consueto la mente slitta & svaria certo da natura a metafora a simbolo ad altri sistemi e reti complesse di relazioni. Certo ama muoversi nel noto, con alfabeti e anti- alfabeti che sente (o ha fatto) familiari.

Noi vorremmo invece esattamente tentare una ridiscussione se non perfino un plateale annullamento delle quote di alfabeto e pre-visione di immagini a cui strutturalmente siamo portati a fare ricorso nella quotidiana percezione e nelle prassi.

Come?
Il momento di (arbitrario) inizio è un segno grafico che assomiglia a una scrittura ma la elude e delude in continuazione: si tratta di sibille, frammenti scritti, oracoli senza contenuto, doppi enigmi. È una grafia – appunto – asemantica, per quanto allusiva e versata in tratti di significato: apparente.

Il momento di iniziale e sempre fragile e sperimentale trasformazione consisterà nella presa in carico – da parte della luce – di questi scritti, di questi frammenti d’avvio. Nella camera non oscura: che non chiude, anzi apre lo spazio alla ricodifica chimica.

Gli elementi (il)logici, testuali, fisici, materici, chimici porteranno gli osservatori – e noi stessi che agiamo – su un piano di lettura altro. Per risultati che non conosciamo. In oggetti (“estetici”?) differenti: puntatori essi stessi, per primi, di/verso una differenza.

La presenza di chi osserva la performance, e la eventuale interazione con questo che infine è anche un gioco, così come la libertà che tutto ciò sollecita, saranno elementi essenziali, momenti del processo. Del patto non scritto di (ri)significazione. Dell’atto senza attori.

È questo. La voluta latenza di esiti previsti, la scrittura asemantica e la foto/grafia senza gesto intenzionante, senza “fuoco”, sono la messa a fuoco di un differire che ci riguarda. Un meccanismo che è noi. (È nessuno e tutti, allora).